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Storia della Collegiata

Chiesa Collegiata di San Giovanni Battista



Nell’alto Medioevo il territorio dell’attuale comune di Fucecchio era diviso tra due pievi, quella di Cappiano e quella di Ripoli, entrambe dipendenti dal Vescovo di Lucca. Fu soltanto alla fine dell’ XI° secolo che, su sollecitazione dei conti Cadolingi, signori del castello di Salamarzana (Fucecchio), il Pontefice Urbano II° conferì alla locale chiesa di San Giovanni il fonte battesimale, sottoponendola alla cura degli abati del vicino monastero di San Salvatore.
Situate entrambe presso l’Arno e nelle immediate adiacenze del ponte che permetteva ai pellegrini in transito sulla Via Francigena di superare il fiume, l’abbazia di San Salvatore e la pieve di San Giovanni, nel 1106, furono gravemente danneggiate da un’alluvione e pertanto ricostruite in posizione più sicura, sulla collina adiacente al castello di Salamarzana, in uno spazio appositamente donato dal conte Ugolino dei Cadolingi (l’attuale poggio Salamartano).

La dipendenza della pieve dagli abati di San Salvatore, che erano svincolati dalla gerarchia episcopale poiché l’abbazia era stata dichiarata immediatamente soggetta al Pontefice, provocò, nel corso del Medioevo, numerose liti tra questi ultimi e i vescovi di Lucca, che rivendicavano la piena giurisdizione spirituale sulla chiesa fucecchiese.
La questione fu ulteriormente complicata, nella seconda metà del Duecento, dall’assegnazione del monastero alle monache di Gattaiola di Lucca, la cui badessa, ereditando i privilegi degli abati fucecchiesi, fu insignita del titolo di “Episcopessa” e del diritto di nomina del pievano. I secolari contrasti furono risolti soltanto nel 1622, con la creazione della diocesi di San Miniato e la cancellazione dei privilegi dell’abbazia fucecchiese.

Nel 1771 il vescovo Poltri insignì i sacerdoti che officiavano nella pieve del titolo di canonici e il 15 aprile del 1780 fu emanata la bolla di erezione in Collegiata.

L'antico edificio, sensibilmente più piccolo dell'attuale, voltato in senso opposto e suddiviso in tre navate, fu demolito alla fine del Settecento per far posto alla nuova e più ampia costru­zione, dopo che la chiesa era stata insignita del titolo di Collegiata. La ricostruzione, avviata nel 1780 su disegno dell'architetto Giuseppe Vannetti e con l'intervento del più noto Zanobi del Rosso, si concluse nel 1787, quando, il 3 ottobre di quell'anno, fu solennemente consacrata.

L'interno

All'ultimo quarto del Settecento sono riferibili, oltre che il grandioso impianto neoclassico a croce latina con cappelle laterali, anche le notevoli decorazioni plastiche e la maggior parte degli arredi. Sopra la principale porta d'ingresso, è situato l'organo, opera pregevole di Nicomede Agati (1769-1885) di Pistoia, datato 1849.
La cantoria è della fine del XVIII° secolo.

- Nella prima cappella a destra (con stemma dei Corsini) una tela con la Madonna col Bambino e due Sante, opera di Gaspero Martellini (1785-1857).
- Nella terza cappella a destra due tele di ignoti toscani: Martirio di Santa Lucia (prima metà del XVIII° secolo) e Madonna del Rosario (secolo XVII°).

- Nella prima cappella a sinistra notevole tavola in due parti rap­presentante la Madonna in Trono col Bambino con i Santi Giovanni Battista, Marco, Pietro e Andrea (tavola inferiore) e il Battesimo di Cristo (tavola superiore) di ambiente fiorentino del primo Cinquecento. In basso Fonte battesimale in marmo scolpito (secolo XVIII°) con stemma di Fucecchio.
- Nella seconda cappella a sinistra, Vergine dei sette dolori, olio su tela di ignoto toscano del secolo XVIII° entro ampia incorniciatura in legno intagliato e dorato.
- Nella terza cappella a sinistra è custodita la così detta Madonna di Piazza, altorilievo in marmo di buona fattura, raffigurante la Vergine con Bambino, della fine del XVI° secolo, che deve il nome all'originaria collocazione, sull'angolo dell'ex palazzo della Cancelleria (Piazza Vittorio Veneto). Si tratta di un'immagine particolarmente venerata a Fucecchio dove, secondo una tradizione, avrebbe protetto la popolazione durante la peste del 1630, ricevendone una macchia scura sul volto.

- Sotto l'altare di questa cappella trovasi l’urna-reliquiario di San Candido, in legno intagliato e dorato, opera degli inizi del XIX° secolo, contenente i resti del Patrono di Fucecchio. Dietro l'altar maggiore coro ligneo di manifattura toscana della fine del XVIII° secolo.

Nei due transetti e nel coro ampio ciclo di affreschi di Antonio Gajoni (1889-1966) realizzati tra il 1950 e il 1960.
- Nel transetto sinistro: Due profeti e Crocifissione (parete di fondo); Cristo nell'orto degli ulivi (parete sinistra); Resurrezione e la Maddalena al Sepolcro (volta); Cristo deriso (parete destra).
- Nel transetto destro: Daniele e David (parete di fondo); Predica di Cristo e Trasfigurazione (volta); Cristo in gloria, la Madonna e San Giovanni Battista (catino dell'abside).
 
Da segnalare infine, nella sala capitolare (ex Cappella di San Donnino), attigua alla sagrestia, il ciclo di affreschi di Antonio Domenico Bamberini (1666-1741) realizzato intorno al 1720 e rappresentante l'Eterno, con Cristo Angeli e Santi (si noti in particolare la dedicazione a San Giovanni Battista della città di Fucecchio).
Tavole di rilevante interesse artistico, già custodite nell'antica pieve, sono oggi conservate nel vicino Museo Civico.

 


PARROCCHIA COLLEGIATA DI SAN GIOVANNI BATTISTA - Piazza Vittorio Veneto (centro storico)

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